Programma del Pellegrinaggio
Se La Salette è un santuario “alto” e essenziale, Laus è un santuario “di cura”: ascolto, confessione, preghiera semplice, pace che scende nella vita quotidiana.
Tre giorni nel cuore delle Alpi francesi, là dove la Madonna apparve nel 1846 a due ragazzi, Maximin (11 anni) e Mélanie (14 anni). Un santuario alto e silenzioso, dove la preghiera torna essenziale.
“Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura.”
È una frase che sembra detta oggi. Non per chi è già “a posto”, ma per chi ha il cuore stanco, per chi porta una ferita, per chi cerca una via semplice per ricominciare.
La Salette non è un luogo “da vedere”. È un luogo dove stare. E spesso accade una cosa concreta: la vita si rimette in ordine, un passo alla volta, tra Rosario, Santa Messa, silenzio, confessione, riconciliazione.
Lo sapevi?
Nel racconto dei veggenti, la Signora aveva sul petto un crocifisso e accanto martello e pinze: segni semplici e potentissimi. Non teoria, ma Vangelo che tocca la vita.
Invece a Laus, nel racconto di Benoîte Rencurel, la prima volta appare come una “bella Signora dal volto resplendente”, con un Bambino per mano e una corona.
In alcune cronache legate al Laus è descritta anche con un abito luminoso “come foglie d’oro” e una corona scintillante; e per un periodo, all’inizio, non parla.

Il cuore di La Salette non è la curiosità. È il Messaggio. Nella narrazione tradizionale, la Madonna chiama i ragazzi con dolcezza, li avvicina e parla in modo semplice, concreto, comprensibile. Non discorsi complicati. Parole che entrano nella vita di chi lavora, soffre, si distrae, si raffredda.
Ci sono due chiavi che tornano sempre: conversione e ritorno alla preghiera. Come dire: “Non restare lontano. Non vivere senza Dio. Non perdere ciò che ti sostiene davvero”.
E poi quella consegna finale, asciutta, totale: “Fate conoscere questo a tutto il mio popolo”.
Dopo anni di indagine, il vescovo di Grenoble riconobbe l’autenticità dell’evento (1851), affermando che i fedeli avevano buone ragioni per credervi.
Lo sapevi?
Il dettaglio del crocifisso con martello e pinze è tra i più forti. Un modo visivo per dire: la Croce non è un’idea, è una scelta. E la misericordia non è un sentimento, è un ritorno.
Laus completa La Salette: dopo la montagna, un santuario legato alla riconciliazione e ai sacramenti. Una tappa che non aggiunge “cose”, ma approfondisce la grazia.
Laus è legata alla figura di Benoîte Rencurel, una giovane pastorella. La tradizione del luogo parla di un accompagnamento spirituale lunghissimo, durato decenni, con un’impronta molto concreta: conversione, riconciliazione, ritorno ai sacramenti.
È il motivo per cui questa tappa sta così bene dopo La Salette. La Salette ti sveglia. Laus ti ricompone. La Salette ti chiama. Laus ti aiuta a rispondere.
Un santuario con una storia documentata
Il Laus conserva una tradizione scritta ampia, con testimonianze raccolte nel tempo. E il riconoscimento ufficiale del carattere soprannaturale arrivò con decreto nel 4 maggio 2008, dopo commissioni teologica, storica e scientifica.
C'è un messaggio pubblico (detto davanti a entrambi) e il segreto (detto separatamente a ciascun veggente, Mélanie Calvat e Maximin Giraud).
I due segreti furono messi per iscritto nel 1851 e inviati a Pio IX.
Nel testo del messaggio pubblico la logica è condizionale: se il popolo non cambia, allora arrivano conseguenze; se si converte, cambia anche l’esito.
Le “punizioni” citate in modo concreto (nel contesto agricolo dell’epoca) sono:
E subito dopo c’è anche la contro-parte: conversione → benedizione / abbondanza (non come “magia”, ma come richiamo alla vita con Dio).
l segreto non è uno solo: uno per Maximin e uno per Mélanie.
Nel testo scritto da Maximin compaiono:
Circolano versioni molto lunghe e “apocalittiche”. Ma il cuore del messaggio è in tutti: riconciliazione, conversione, preghiera, la santificazione della Domenica e il cammino penitenziale.

A 84 anni pensavo di non farcela. Invece il pullman da Trezzo e Milano è stato comodissimo e tutti mi hanno dato una mano. A La Salette ho ringraziato per il lungo matrimonio e per la salute che resta. Il messaggio di “conversione e speranza” suona giovane anche per me. Non siamo passati di corsa: Bianco Viaggi ci ha lasciato un pomeriggio libero per stare in silenzio. A Laus ho chiesto di finire i miei giorni in pace con tutti.

Ho camminato piano, con il bastoncino. Nessuno mi ha fatto sentire di peso. A La Salette ho chiesto alla Madonna di insegnarmi a non lamentarmi sempre. La sera, con il nostro sacerdote, abbiamo recitato i vespri. Bianco Viaggi ha scelto un hotel semplice ma caldo. A Laus ho affidato il mio fratello maggiore e il suo carattere difficile. Al rientro mi sono accorta che posso essere più dolce anch’io.

Il momento più forte? L’adorazione notturna in basilica a La Salette: poche luci, i monti fuori, un canto sommesso. Da Varese siamo partiti in tanti; in pullman c’è stata una condivisione semplice. Con Bianco Viaggi abbiamo ascoltato anche una breve storia del santuario: mi ha aiutato a capire. A Notre-Dame du Laus ho promesso di tornare a confessarmi con regolarità. È la decisione migliore che porto a casa.

Non faccio grandi viaggi, ma questo era il sogno di una vita. La Salette è silenzio che cura. Con la guida abbiamo salito lentamente il sentiero fino alla grande croce, pregando per chi si era allontanato dalla Chiesa. Bianco Viaggi ci ha dato tempi distesi, anche per un tè caldo al rifugio. A Laus, davanti alla lampada dell’olio, ho pregato per una vicina malata: al ritorno le porto una carezza e un Rosario.

Sono partito scettico. A La Salette ho ascoltato la catechesi sul “ritrovare la domenica”: mi è entrata dentro. Ho parlato con un padre missionario delle mie fatiche sul lavoro. Il gruppo Bianco Viaggi era vario, ma vero: coppie, nonni, single. L’ultimo giorno a Laus abbiamo visitato la cappella delle apparizioni di Benoîte Rencurel. Ho chiesto di saper guardare la mia famiglia con più pazienza. Sto iniziando con piccole cose.

Siamo partiti in pullman da Torino, con fermata a Carmagnola. A La Salette ho camminato piano, con le mie pause. Silenzio, vento, montagne: mi hanno rimesso in ordine i pensieri. La guida di Bianco Viaggi ha spiegato senza fronzoli e ci ha lasciato tempo per stare raccolti. L’ultimo giorno a Laus ho fatto un piccolo gesto di affidamento nella cappella, in silenzio. A casa non è cambiato tutto, ma ho ricominciato a pregare un po’ ogni giorno e a telefonare più spesso a mia sorella. Mi sento più leggera.

Mi ero raffreddato nella fede. L’incontro con i Missionari della Salette mi ha spiazzato: parlano chiaro, senza prediche. Abbiamo recitato il rosario camminando, con il gruppo partito da Milano e da Trezzo. Bianco Viaggi ha costruito un ritmo che fa respirare. L’ultimo giorno a Notre-Dame du Laus ho fatto una confessione lunga che rimandavo da anni. Non sono diventato un santo, ma ho rimesso la Messa della domenica al centro.

Mi portavo dentro il peso della vedovanza. A La Salette, davanti alla statua della Madonna seduta e piangente, ho pianto anch’io senza vergogna. La nostra accompagnatrice di Bianco Viaggi ci ha lasciato spazio, niente corse. Dalla partenza da Bergamo all’arrivo, tutto semplice. Il penultimo giorno ho scritto una lettera a mio marito e l’ho lasciata alla croce alta sul prato. A Laus ho ringraziato per i 40 anni passati insieme. Sono rientrata con una tristezza più dolce.

Non salivo una montagna da anni. A La Salette ho fatto la strada piano, fermandomi alla sorgente. I padri ci hanno raccontato il messaggio del 1846: custodire la domenica, ritrovare la preghiera. Bianco Viaggi ha pensato a tutto, anche al tempo per confessarsi. Il pullman da Brescia era comodo, ma soprattutto i compagni di viaggio: gente normale che ha voglia di bene. A Laus ho ringraziato per la pace con mio figlio. Adesso ci sentiamo ogni settimana

Siamo partiti in pullman da Verona all’alba. Quando sono arrivata a La Salette e ho visto la Madonna che piange, scolpita sopra la basilica, ho capito perché tutti parlano di riconciliazione. Con la guida di Bianco Viaggi abbiamo fatto la Via Crucis al tramonto: silenzio, vento, campane. Ho chiamato mia sorella con cui non parlavo da mesi. L’ultimo giorno a Laus ho unto la fronte con un filo dell’olio della lampada: non è magia, ma una tenerezza che scalda. Sono tornata a casa più mite.